
Ciò che si vede oltre il vapore
Osservando il vapore che si solleva nella tazza, si avverte il tempo scorrere lentamente.
Si tramanda che circa ottocento anni fa, all’inizio del periodo Kamakura, il maestro zen Eisai, fondatore della scuola Rinzai, riportò dalla Cina dei Song i semi della pianta del tè, dando origine all’attuale cultura del tè. Da allora, senza mai cambiare, il matcha ha continuato ad attendere il momento in cui, ridotto in polvere, incontra l’acqua calda.
Questa polvere verde ha viaggiato per un tempo più lungo di una vita umana. Guardando la tazza da tè nel palmo della mano con questo pensiero, il peso di una sola tazza sembra cambiare appena.
Memorie verdi che uniscono il tempo
La storia del matcha non è affatto iniziata in Giappone. Le sue origini risalgono al tè consumato in Cina durante la dinastia Song.
Tuttavia, quella cultura, cresciuta nel terreno del Giappone, finì per edificare il mondo spirituale della cerimonia del tè, arrivando a scorgere un universo infinito in una sola tazza di matcha. Un’abitudine giunta oltre il mare era diventata, in questo Paese, una filosofia.
Come bevevano il tè le persone del periodo Muromachi
Molte persone iniziano proprio da questa domanda spontanea: «Si può bere il matcha semplicemente aggiungendo acqua calda?»
La risposta è sì, ma anche no. Si dice che nel periodo Muromachi si gustasse il matcha semplicemente versando acqua calda nella ciotola e sciogliendolo, senza usare il frullino da tè. Il rituale non è stato rigoroso fin dall’inizio.
Eppure, lì attende silenziosamente anche il cammino verso una sola tazza, custode di una profonda persistenza. Si può bere con leggerezza oppure fermarsi ad ascoltarlo. Entrambe sono espressioni del matcha.
Per la procedura vera e propria,#R001|抹茶の点て方Vai a (RECIPE). Per una spiegazione del matcha in sé,#T002|抹茶とはVai a (TEA GUIDE).




